
L’architetto Giuseppe Brucco, sperimentatore e innovatore, dalla sua sede di Chivasso, in provincia di Torino, dirige con il figlio Alberto la Deltasolar, affermata società della climatizzazione a pannelli radianti, che ha lasciato il suo segno in importanti ristrutturazioni della “nuova” Torino: la Mole Antonelliana, con il suo Museo del Cinema, l’appena riaperto Museo Egizio, la Reggia di Venaria, appena fuori città. Da molti anni la Deltasolar utilizza per i suoi impianti brevettati numerosi componenti ideati e prodotti da Giacomini, e tra le due società si è instaurato un rapporto di collaborazione reciproca, solida e proficua.
In questi ultimi anni Torino sta rinascendo e sta
riproponendosi al mondo intero con una nuova veste,
quella vera: non più grigia, ma colorata, piena di attività
culturali e…. sportive, le Olimpiadi invernali. La sua
fama non è più quella di grigia città-dormitorio per gli
operai che negli anni ’60 iniziarono a giungere da ogni
parte d’Italia, richiamati dalla Fiat e da tutte le altre
fabbriche del settore automobilistico: insieme, essi hanno
realizzato milioni di esemplari della gloriosa 500, poi la
600 e tutte le altre auto che, in Italia, costituivano l’80%
delle auto in circolazione, con un unico marchio: Fiat.
Torino era tutta e solo industriale e le sue grandi bellezze
erano nascoste, perché grigie, ricoperte di polvere e di smog.
Tutto ciò fino all’anno in cui la Sacra Sindone fece il
“miracolo”: era il 1978, quando Papa Wojtyla decise di venire a Torino per pregare il Sacro Lenzuolo. Come sferzata
da una fresca e gioiosa brezza ripulitrice, contrapposta alle solite ciminiere, tutta la città si risvegliò per quell’evento:
volle improvvisamente essere più bella e tirare fuori dai cassetti tutti i suoi ori per farli finalmente rivedere. Politici,
imprenditori e comuni cittadini cominciarono a guardarsi attorno: ognuno di loro si rese conto delle bellezze della sua
città, intorbidite dallo smog delle ciminiere e dalle marmitte delle auto, e soprattutto dalla carenza di spirito culturale
e di rinnovamento, che fino a quel tempo aveva da troppi anni pesantemente sonnecchiato, mentre chi aveva provato
ad alzare la testa era stato ignorato. Si vollero così rivalorizzare i gloriosi edifici di cui Torino, che è anche una grande
città d’arte, è colma.

Si riportarono alla luce gli studi eseguiti già anni prima alla Facoltà d’Architettura dove, sotto la direzione dell’arch. Giovanni Brino, si era studiato un “piano del colore” che fino a quel tempo aveva costituito più un esercizio accademico che una realtà. Come giganti addormentati da cent’anni, coperti di polvere e di ragnatele, molti palazzi di Torino cominciarono a risvegliarsi; risalendo agli studi ed ai progetti dei grandi architetti come Guarino Guarini, Amedeo da Castellamonte e Filippo Juvarra, molti palazzi ritornarono ad avere i colori originali che avevano avuto secoli prima. I torinesi iniziarono così a girare, forse per la prima volta, con il naso all’insù e si convinsero che la loro città era bella e che poteva essere riportata alle glorie di un tempo. Quasi trent’anni sono trascorsi da quella prima visita di Papa Wojtyla e da allora è stata fatta ancora molta strada: si era ormai innescato il processo di rinnovamento che continua tuttora. Chi non vedeva Torino da anni, oggi quasi non riesce a riconoscerla più, e l’avvento delle Olimpiadi invernali ha ulteriormente accelerato questo processo evolutivo: sembra ormai una piccola Parigi, con palazzi storici e nuovi edifici mozzafiato, il fiume Po con i suoi bei ponti, splendide chiese ed i grandi parchi sui quali primeggia quello del Valentino.
Molti edifici sono stati restaurati nelle loro facciate, ma soprattutto all’interno sono state inserite tecnologie d’avanguardia per poter utilizzare quegli ambienti nel migliore dei modi, per uso sociale e culturale. Per soddisfare queste esigenze occorrevano quindi sistemi di riscaldamento ed anche di raffrescamento particolari, per permettere il comfort ottimale sia alle persone che ai reperti storici conservati in quegli edifici. L’uomo, da quando esiste, ha sempre cercato di vivere in ambienti confortevoli e le sue esigenze sono diventate sempre più ricercate e raffinate. Non basta più il camino, e nemmeno i termosifoni possono soddisfare l’esigenza sempre più elevata di comfort e di estetica. Nel restauro dei palazzi storici, inoltre, tutta la tecnologia che permette di soddisfare le più raffinate esigenze deve essere completamente invisibile, per riportare questi edifici al periodo dei più fulgidi splendori.

Tra i palazzi di grande valore storico che caratterizzano Torino ed il suo comprensorio, ce ne sono stati in particolar modo cinque che presentavano particolari esigenze di comfort: il Museo Egizio, la chiesa di San Lorenzo con la sua splendida cupola, opera di Guarino Guarini, situata nella centralissima piazza Castello, la Galleria Diana e la chiesa di S. Uberto, progettati da Filippo Juvarra, entrambi facenti parte della reggia di Venaria; e soprattutto il simbolo di Torino, la Mole Antonelliana, che con la sua alta guglia è visibile da ogni punto della città. Non da ultimi, anche alcuni spazi commerciali e l’Hotel Meridienne del Lingotto avevano specifiche necessità riguardo al comfort.
Dopo ricerche molto selettive, effettuate anche in tempi diversi, per i casi particolari come quelli sopra accennati è
sempre stata scelta la Deltasolar, specializzata da quasi trent’anni nel settore del riscaldamento e del raffrescamento con
i pavimenti radianti. Deltasolar non è una multinazionale, ma è ugualmente famosa per la ricerca che ha compiuto e per
i lavori che ha eseguito. Diretta da Giuseppe Brucco e dal figlio Alberto: con dipendenti altamente specializzati, essa
riesce a risolvere ed eseguire lavori anche molto particolari e tutti su misura. Fino ad ora ha realizzato circa 2.200
impianti, principalmente nel settore abitativo, dalle case popolari alle abitazioni di grande lusso. Determinante
per il livello qualitativo sono stati lo spirito di ricerca e l’entusiasmo per le invenzioni che fin da ragazzi hanno
caratterizzato i titolari.

Ancora sui banchi del liceo artistico, Giuseppe Brucco veniva chiamato dalla professoressa Saini per tenere lezioni di fisica ai suoi stessi compagni, ai quali spiegava, con gran divertimento, come si può giocare scientificamente con le calamite, come funzionava una macchina a vapore, e come con il sole… ci si poteva anche riscaldare. A 18 anni, il futuro architetto registrò il suo primo brevetto: il deflettore per la Mini Minor che permetteva di “climatizzare”, con una brezza regolabile di intensità, l’abitacolo di questa utilitaria degli anni sessanta (una famosa fabbrica di autoaccessori ne vendette parecchie migliaia). Ma fu alla Facoltà di Architettura di Torino che egli partecipò a ricerche specifiche sull’utilizzo del sole per il riscaldamento: fu subito evidente che era sì possibile riscaldare acqua a 70°C per mandarla nei termosifoni, ma sarebbe stato energeticamente ottimale scaldarla soltanto a 30-40°C. Per abbassare la temperatura di esercizio era quindi necessario ampliare la superficie riscaldante, per cui, dopo varie ricerche, risultò che il pavimento riscaldato era il sistema ottimale. “A quei tempi esistevano già i pavimenti radianti che, realizzati con tubi di acciaio annegati nel bel mezzo della soletta e con temperature fino a 60°C, creavano gravi gonfiori ai piedi. – ci ha detto l’arch. Brucco nella nostra intervista - Credendo in ciò che sentivo giusto nel mio “cuore”, non mi sono perso d’animo e chiesi la collaborazione di alcuni medici e biologi della Sorin Biomedica di Saluggia, per cercare di capire come funziona termicamente un corpo umano e quindi quali sono le temperature ottimali per il contatto dei piedi. Da questi studi è partita la ricerca per dimensionare opportunamente i pavimenti radianti cercando di operare con i criteri più naturali possibili e secondo i concetti nascenti della bioarchitettura.” Vennero così perfezionati metodi che ancora non esistevano e, trovandosi in possesso di idee innovative, Brucco fondò nel 1983 la Deltasolar. L’esperienza compiuta con medici e biologi gli era servita molto, non soltanto per risolvere problemi termici e biologici, ma anche per capire che per ottenere risultati ottimali occorre avere partner di qualità. “Così, dopo aver compiuto ricerche anche con tecnici dell’ENEA, - ha continuato l’arch. Brucco – abbiamo scelto per i principali componenti degli impianti Deltasolar una ditta produttrice “di grande qualità”, che già operava nel settore dei pavimenti radianti e che era disposta ad affiancarci, con l’entusiasmo dei suoi e dei nostri tecnici, nelle ricerche: la Giacomini.” Dal 1983 la Deltasolar ha fatto altri grandi passi avanti, perfezionando e brevettando i suoi sistemi: con la Giacomini ha collaborato e collabora tuttora per mettere a punto nuove tecnologie nell’ambito della climatizzazione.
Le energie alternative appartengono da sempre alla filosofia di base della Deltasolar, che ha perfezionato e realizzato vari impianti di riscaldamento e climatizzazione, dalla geotermia al recupero di energia con fonti rinnovabili. “Fare esperimenti mi ha sempre entusiasmato fin da bambino”- ci ha detto Giuseppe Brucco - “ricordo ancora che, quando avevo 8 anni, volevo fondere un tubetto di vetro utilizzando il metano e l’idrogeno contenuto in un palloncino che mi avevano regalato i miei genitori alla festa patronale: vi fu invece un gran botto che mi bruciacchiò i capelli e le sopracciglia e per poco non facevo saltare la cucina. Mi presi una bella sgridata ma non desistetti nei miei ‘divertimenti’. Sperimentare è come fare un gioco bellissimo, che mi dà una grande forza e mi fa stare bene. Sono ancora molte le ricerche in programma, che stanno ora sporgendo dal quel cassetto zeppo di idee da sviluppare per materializzare alcuni dei miei sogni, come potabilizzare l’acqua nei paesi del Terzo Mondo utilizzando il sole, ed anche riuscire a produrre idrogeno a basso costo”. Tra i vari lavori eseguiti dalla Deltasolar vi sono numerosi impianti nell’ambito del recupero energetico: parecchi clienti riscaldano e raffrescano le loro case con l’energia geotermica prelevata dal sottosuolo, con l’uso di una pompa di calore e senza utilizzare alcuna caldaia.

Senza l’entusiasmo che caratterizza costantemente i titolari e tutti i tecnici della Deltasolar si sarebbe riusciti a fare ben poca strada, e proprio per questo la ditta è riuscita ad eseguire con successo lavori particolarmente difficili. Già conosciuto per le sue ricerche e per la sua inventiva da molti progettisti, nel 1988 Brucco venne interpellato per la realizzazione degli impianti di riscaldamento per l’ampliamento del Museo Egizio. Qui le esigenze erano di realizzare un impianto a pavimenti radianti che, oltre a garantire il massimo comfort termico ai visitatori, non alterasse le condizioni fisiche e organiche delle mummie in esso conservate, insieme a tutti i preziosi reperti storici. I problemi tecnici erano considerevoli: per gli ambienti irregolari, per scarsa disponibilità di spessore del pavimento, solo 10 o 12 cm, ed anche per le canalizzazioni sopraelevate degli impianti elettrici, telefonici e dei computer. Anche nella sala del Tempietto di Ellesija c’erano pochi metri quadrati disponibili per il pavimento radiante, rispetto ad una grande cubatura con ampissime vetrate. Per di più il pavimento di legno faceva anche resistenza al passaggio del calore: con il sistema brevettato Deltasolar, che non è vincolato da schemi prefissati quali griglie elettrosaldate o funghetti sporgenti dai pannelli isolanti (e quindi si riesce a mettere il tubo riscaldante quanto e come si vuole), è stato possibile soddisfare quelle esigenze ed avere la temperatura desiderata. Nel 1990 si presentò la necessità di riscaldare un salone molto importante, ritenuto tra i più belli al mondo, quello della Galleria Diana della Reggia di Venaria. Lungo 76 m, largo 11 m ed alto 10,5 m, presentava enormi vetrate, e per questo motivo si riteneva impossibile riscaldare questo salone. Alcuni anni prima uno studio termotecnico aveva presentato un progetto che prevedeva di installare due grossi tubi all’altezza dei cornicioni, nei quali far passare aria calda, ma “fortunatamente” questa proposta fu cestinata. Il successo nel Museo Egizio ottenuto dai pavimenti radianti della Deltasolar non passò inosservato, per cui la ditta fu incaricata di effettuare uno studio per esaminare la possibilità di riscaldare quell’enorme salone, fatto fino allora ritenuto dagli esperti impossibile. Anche qui i problemi tecnici erano enormi: soprattutto al centro del pavimento, lo spessore disponibile era veramente esiguo, meno di 8 cm (compresa la posa su malta di pavimento di marmo). Si è qui utilizzato un sistema unico, messo a punto dallo stesso Giuseppe Brucco: dapprima si è fissato il tubo con particolari graffette su rotaiette; poi si sono messe altre rotaiette sul tubo, togliendo quelle sottostanti; infine, quando hanno posato la caldana di sabbia e cemento con lo speciale additivo Deltafluid, sono state rimosse anche le rotaiette superiori. Se fosse ora possibile eseguire una radiografia su questa parte di pavimento, si scorgerebbero i circuiti del pavimento radiante senza alcun sistema di fissaggio. Un problema era anche costituito dall’impossibilità di incassare le cassette dei collettori nei muri: la Soprintendenza ai Monumenti aveva imposto che l’impianto dovesse essere completamente invisibile. Per risolvere questo problema si posero le cassette con i collettori Giacomini in orizzontale sotto il pavimento, con l’accortezza di calcolare in modo ottimale le pendenze, per far fuoriuscire le eventuali bolle d’aria formatesi nell’impianto negli appositi sfoghi d’aria automatici inseriti nel raccordo intermedio. Il sistema di riscaldamento con pavimenti radianti per la Galleria Diana ha dato risultati eccezionali ed ha confermato la validità di questo tipo di impianto, non soltanto per locali tradizionali ma anche per grandi ambienti. Nel 1994 si prospettò la necessità di recuperare la Mole Antonelliana per utilizzarla a Museo del Cinema: uno dei problemi principali era costituto da come riscaldare un ambiente alto internamente ben 78 m e con carichi termici che variavano da zona a zona. Dopo aver analizzato le proposte, i materiali e le tecnologie di varie ditte, i progettisti del recupero di questa importante opera affidarono i pavimenti radianti per riscaldare e raffrescare la Mole Antonelliana ancora alla Deltasolar, che anche qui utilizzò la componentistica dei collettori e dei relativi accessori della Giacomini.